Mostrando entradas con la etiqueta Spagna/España. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta Spagna/España. Mostrar todas las entradas

miércoles, 27 de marzo de 2013

Fideuá


versión castellana abajo

La Cataluña é un luogo straordinario. 
Tanto straordinario che i Catalani rivendicano non solo autonomia da quella gobba ispanica que si tirano dietro geograficamente (e secondo i catalani anche economicamente e socialmente), ma spesso una vera proprio indipendenza. 
Una terra che é passata dalle mani dei romani agli aragonesi e da lí alla corona cattolicissima di Spagna con vari passaggi di mano e popoli nel mezzo. 
Ma i catalani sempre fieri e orgogliosi ogni tanto una bella sommossa e guerretta di separazione verso una monarchia mal sopportata l'hanno sempre sperimentata durante i secoli, subendo dure repressioni.
A sud ovest della Cataluña, affacciata su un altro mare c´é la Galicia
Terra povera di emigrazione, tanto che "gallego" é sinonimo di spagnolo in Argentina. Tanti anni fa un signore  in Galicia mi ha detto: ma noi non eravamo indipendenti, e io ho strabuzzato un po' gli occhi e ho gli ho detto: e va bene ma sono passati piú di 400 anni! Il signore ha scosso la testa come per dirmi che non capivo nulla.
Poi sono passata a Bilbao. E mi dicevano: in tuo onore parliamo castellano...altrimenti nisba.
A Sevilla rimpiangono Al Anadalus e i giardini di Granada.
A Madrid stringono i denti e guardano alla España profunda.
E alla fine si scopre quel monolite che abbiamo studiato in Italia definito Spagna e che ci ha pure un pochino occupato, come ben sappiamo noi italiani costretti a leggere i Promessi Sposi fin dalla piú tenera etá, é in realtá un crogiolo, un assebblaggio di popoli, culture e lingue che neanche i secoli e la storia hanno saputo miscelare alla perfezione. Il tutto tenuto unito da una lingua que é il "castellano", non lo spagnolo.
Che in un mondo globalizzato i giochi di decidono tra enormi aree regionali compatte, prima o poi, se ne dovrá tenere conto, e tutti noi europei, spagnoli, italiani, fiamminghi, irlandesi ecc ecc, dovremo risolvere la quasi impossibile equazione identitá-unione e forse saremo meno decadenti.
Tornando ai catalani e alla loro caraterre che oscilla tra il rigore e la follia, tra un urbanistica perfettamente geometrica e le ardite architetture di Gaudí vi propongo una fideuá patriottica che rispetta i colori della bandiera catalana a righe gialle e rosse abbinata a una salsa di peperoni verdi che da un poco di freschezza e colore al piatto.




La fideuá é un piatto tipico catalano, una genialitá nata per caso e dal caso  e se vogliamo semplificare all'estremo é la paella catalana. La paella é valenciana e fa parte della grande famiglia dei risi del levante, ereditá di Al-Andalus agli spagnoli e all'Europa, ma la fideuá e solo intrensicamente profodamente catalana: per prima cosa rinuncia al riso e usa dei tipici fideus che sono degli spaghettoni di pochi centimetri, poi si accompagna alla piú catalana delle salse che é l'alioli, la maionese con incredibilmente aroma di aglio e 
Ed é questo il piatto scelto da una catalana doc Mai per la sfida MTC di questo mese. Nel suo post conoscerete la storia della ricetta e nel blog MTC c´é uno speciale sulla cucina catalana
Cucina antica e modernissima, dove il mare si combina con la terra con sospetto e che é capace di dare al mondo uno dei pochi pochissimi innovatori della arte della gastronomia (che piaccia o no): Ferran Adriá.
Ultima curiositá: il Argentina "fideos" é sinomico di pasta secca

Fideuá 

Ingredienti (per 3 persone)

Per la Fideuá

  • 200 gr di spaghetti   (devono essere non sottili) spezzettati con le mani in pezzi da 2-3 cm.  N
  • 4 pomodori molto maturi, senza semi e senza buccia
  • 2 cucchiai di concentrato di pomodoro
  • 2 spicchi di aglio
  • 150 gr di calamaretti
  • 150 gr di gamberoni
  • 150 gr di merluzzo
  • 1/2 cucchiano di pimentón (paprika dolce)
  • qualche grammo di zafferano
  • Olio
  • Sale e pepe

Per il brodo di pesce

  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 2 gambi de sedano
  • 2 spicchi di aglio in camicia (con la buccia)
  • la scorza di mezzo limone
  • 2 grani di pepe
  • Un mazzetto guarnito composto da prezzemolo, qualche foglia di porro, una foglia di alloro)
  • le teste e i carapaci (i gusci) dei gamberoni
  • alguni tentacoli dei calamaretti
  • la testa e la spina di un dentice (si puó usare qualsiasi pesce, non pregiato ma freschissimo)
  • Olio
  • Sale e pepe
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • Acqua q.b.

Per la salsa
  • 2 peperoni verdi (ideale piccoli  e lunghi)
  • 1 spicchio d'aglio tritato
  • Olio
  • Sale e pepe
  • Brodo di pesce q.b.

Procedimento

Preparare il brodo di pesce (si puó fare anche il giorno primo e volendo si puó congelare)
  1. In una casseruola dorare leggermente le verdure tagliate a dadi regolari e la buccia di limone con un po' di olio.
  2. In un'altra casseruola rosolare leggermente, fare appena sudare, i gusci e le teste dei gamberoni, i tentacoli dei calamari e il pesce precedentemente lavati.
  3. Unire le verdure al pesce, salare e pepare.
  4. Versare il vino bianco e fare evaporare l'alcool.
  5. Aggiungere l'acqua fredda sino a coprire abbondantemente tutti gli ingredienti, unire il mazzetto guarnito e i grani di pepe.
  6. Portare a ebollizione, abbassare la fiamma e cucinare lentamente per 30 minuti, schiumando di tanto in tanto.
  7. Filtrare il brodo.

Preparare la Salsa (anche la salsa si puó preparare prima)

Rosolare i peperoni al forno. Quando sono bel rosolati eliminare la pelle e tagliarli a striscioline.
Saltare qualche minuto le striscioline di peperone con l'aglio tritato e un po' d'olio, solo per farle insaporire.
Unire due mestoli di brodo di pesce e frullare il tutto.
Filtrare la salsa con un colino a maglie fitte schiacciando bene per estrarre tutta la polpa. E' una salsa piuttosto densa.
Mettere da parte.

Preparare la fideuá

  1. In una pentola bassa e larga (la paella appunto) versare un filo d'olio e rosolare gli spaghetti delicatamente. Se si usano quelli di riso fare attenzione, perche se si esagera si gonfiano tipo pop corn..Bastano un 3-4 minuti al massimo. Mettere da parte.
  2. Unire altro olio alla padella e saltare velocemente i gamberi tagliati a dadini, salare e poi mettere da parte. Ripetere il procedimento con i calamari e con il merluzzo tagliati a dadini. Bastano due o tre minuti per scottare il pesce e poi mettere da parte.
  3. Versare altro olio nella padella e rosolare gli spicchi di aglio, poi aggiungere i pomodori tagliati a dadini e in concentrato di pomodoro. Quando la salsina, il soffritto,  é diventata omogenea e ben rossa unire la pasta, mescolare, condire con il pimentón e versare il brodo sino a coprire bene la pasta e cuocerla unendo qualche cucchiaita di brodo di tanto in tanto se la pasta dovesse assorbirne in eccesso. 
  4. In un bicchiere stemperare lo zafferano con un mestolo di brodo di pesce.
  5. In una padella far saltare nuovamente i gamberoni con un paio di cucchiate di zafferano sino a che siano di un bel colore giallo, anche in questo caso bastano due-tre minuti. Poi mettere da parte.
  6. Ripetere l'operazione con i calamari e il merluzzo.

Assemblare la fideá:

Aiutandosi con un anello di pasticceria fare una base di pasta, una di gamberi, un altro di pasta, poi il merluzzo e infine un ultimo strato di pasta per terminare con i calamari che hanno un ché di Gaudí....




Sfilare delicatamente l'anello e  mcchiare il piatto con la salsa verde e........dopo aver reso omaggio alla badiera catalana mescolare tutto e magiatelo !!





Bon Appetit !!

__________________________________________________________________
Note:

La ricetta é apparentemente lunga, ho messo quasi piú tempo a scrivere il post che ha farla.
Per farla spediti é necessaria un po' di organizzazione e soprattutto tenere a mano piatti e piattini per mettere via i vari ingrediente nelle diverse fasi di cottura.
E' uno dei piatti piú buoni del mondo...e se si fa con spaghetti di riso non sottili, o in generale spaghetti senza glutine,  va bene per tutti, celiaci e non.







Fideuá




La Cataluña es un lugar extraordinario.
Así extraordinario que los catalanes no sólo reclaman la autonomía, sino a menudo también una total independencia.
Es una tierra que ha pasado de las manos de los romanos a los aragoneses y de allí a la corona de católica de España con varias travesía en el medio. Pero los catalanes siempre orgullosos y fieros unos buenos alborotos  y unas cuantas guerra de separación de una monarquía no deseada la han ido luchado durante siglos, sufriendo también duras represiones.
En el sur  oeste  de Cataluña, con vistas a otro  mar está  Galicia.
Tierra pobre, de emigración, tanto que "gallego" es sinónimo de español en Argentina. Hace muchos años, un señor me dijo que Galicia era independiente, y yo le dije:  está bien, pero ya han pasado más de 400 años! El hombre negó con la cabeza como diciendo que no entendía nada.
Luego fui a Bilbao. Y me dijeron, en en mi honor hablaban castellano ... de lo contrario nada.
En Sevilla echan de menos Al Andaluz  y a los jardines de Granada.
En Madrid aprietan los dientes, mirando a la España profunda.
Al final resulta que el monolito que hemos estudiado en Italia y que se define como España,  y que también ocupó a Italia,  como todos los italianos sabemos,  ya que nos obligan a leer Los Novios de Alessandro Manzoni desde la más tierna edad, es en realidad un crisol, un armado de pueblos, culturas y idiomas que los siglos y la historia no han sido capaces de mezclar a la perfección. Todos unidos por una lengua es el "castellano", no el español.
Hoy por hoy los juegos  en un mundo globalizado se hacen desde grandes áreas compactas regionales, y tarde o temprano, esto debe ser tomado en cuenta, y todos nosotros los europeos, españoles, italianos, flamencos, irlandeses, etc, etc, debemos resolver la ecuación casi imposible de identidad vs unión y tal vez seremos menos decadentes.
Volviendo a los catalanes y su carácter que oscila entre la disciplina y la locura, entre la urbanismo perfectamente geométrico y la atrevida arquitectura de Gaudí, les propongo una fideuá patriótica que respeta los colores de la bandera catalán: rayas rojas y amarillas,  combinado con una salsa de morrón verde para dar un poco de frescura y color al plato.



La fideuá es un plato típico catalán, un golpe de  genio nacido por la casualidad y el azar, y si queremos simplificar al extremo es la paella catalán. 
La paella es valenciana y forma parte de la gran familia del arroz del levante, con el arroz como legado de Al-Andaluz a España y a Europa, pero la fideuá  es intrínsecamente y profundamente catalana: renuncia al arroz y usa los típicos  fideus, los espaguetis cortos unos centímetros, luego se acompaña con mas catalana de  de las salsas: el alioli, mayonesa con aroma increíble a ajo.
Este es el plato elegido por una catalána verdadera, Mai, para el reto MTC de este mes. En su post está la la historia de la receta y en el blog MTC hay una notas sobre la  la cocina catalán.
Cocina antigua y moderna, donde el mar se funde con sospecha a la tierra y  que es capaz de dar al mundo uno de los pocos grandes inovadores  el arte de la gastronomía (guste o no): Ferran Adrià.
Última curiosidad: en la Argentina "fideos" es sinonimo de pasta seca

Fideuá

Ingredientes (para 3 personas)

Para la Fideuá
200 g de espaguetis de arroz (los mas grandes)  cortados en trozos de 2-3 cm. 
4 tomates muy maduros, sin semillas y pelados
2 cucharadas de extraxto de tomate*
2 dientes de ajo
150 gramos de calamares chiquitos
150 gramos de gambas
150 gramos de merluza
1/2 cucharadita de pimentón dulce
unos pocos gramos de azafrán
Aceite
Sal y pimienta

Para el caldo de pescado
1 zanahoria
1 cebolla
2 tallos de apio 
2 dientes de ajo (con piel)
cascara de medio limón
2 granos de pimienta
Un ramillete de hierbas compuesto de perejil, unas hojas de puerro, una hoja de laurel)
las cabezas y las cáscaras  de las gambas
unos tentáculos de calamar
la cabeza y la espina de un besugo (puede usar cualquier pescado, pero muy fresco)
Aceite
Sal y pimienta
1 vaso de vino blanco
Agua c.n.

Para la salsa
2 pimientos verdes (ideal pequeño y largos)
1 diente de ajo, picado
Aceite
Sal y pimienta
Sopa de pescado q.b.

Procedimiento

Preparar el caldo de pescado (también se puede hacerlo el primer anterior y se puede congelar)
En una sartén, dorar las verduras cortadas en dados regulares y la cáscara de limón con un poco de aceite.
En otra sartén dorar ligeramente, hacer sudar, las cáscaras y las cabezas de las gambas, los tentáculos de calamar y el espinazo de pescado previamente lavados.
Añadir las verduras al pescado, salpimentar.
Verter el vino blanco y dejar evaporar el alcohol.
Añadir agua fría hasta cubrir abundantemente todos los ingredientes, añadir el ramillete de hierbas y los granos de pimienta.
Llevar a ebullición, bajar el fuego y cocer a fuego lento durante 30 minutos, quitando la espuma de vez en cuando.
Colar el caldo y reservar.

Preparar la salsa (la salsa se puede preparar con antelación)

Cocinar los pimientos en el horno. Cuando estén bien asados, retirar la piel y cortar en tiras.
Saltear las tiras de pimientos con el ajo picado y un poco de aceite, uno minutos, sólo para que se aromaticen.
Agregar  dos cucharones  de caldo de pescado y procesar.
Colar la salsa por un tamiz con una malla densa presionando bien para extraer toda la pulpa. Es una salsa espesa.
Reservar

Preparar la fideuá
En una cacerola, baja y ancha (la paella) verter un poco de aceite y cocinar los espaguetis con suavidad. Si utiliza aquellos arroz cuidado, porque si exagera se hinchan como palomitas de maíz ..  unos 3-4 minutos a lo sumo. Reservar.
Agreda más aceite a la sartén y saltar rápidamente las gambas cortadas en cubos, regular de sal y dejar a un lado. Repetir  el procedimiento con los calamares y el pescado, cortados en cubos. Se necesitan dos o tres minutos para dorarlos.  Reservar.
Verter más aceite en la sartén y sofreír el ajo, añadir los tomates picados y el extracto de tomate. Cuando la salsa es bien roja y homogénea y unir la pasta, remover, sazonar con pimentón y verter el caldo hasta que cubra los fideos y hornear vertiendo  el caldo un cucharon a la vez  si la pasta absorbe en exceso.
Disolver el azafrán en un vaso con un cucharón de caldo de pescado.
En una sartén, saltar de nuevo a los langostinos con un par de cucharadas de azafrán hasta que tengan un bonito color amarillo, en este caso lleva de dos a tres minutos. Reservar.
Repetir con los calamares y la merluza.

Armar el plato:
Con un anillo de repostería hacer una capa con la pasta, aplastar bien, una con las gambas, después otra capa de fideos,  luego el bacalao y en final una última capa de pasta para terminar con los calamare que tan un toque un poco Gaudí ....





Retirar el anillo muy  delicatamente,  manchar el plato con la salsa verde y ........ después de rendir homenaje a la bandera catalana: mezclar todo y comer !

Bon Appetit!

__________________________________________________________________
Nota:

La receta es aparentemente larga, me tomó tiempo casi más tiempo para escribir esta entrada que hacerla.
Es necesaria un poco de organización y sobre todo tener en la mano las placas y platos para guardar los diferentes ingredientes en las diferentes etapas de cocción.
Y...es uno de los platos más ricos en el mundo ... y si se  hace con fideos de arroz, o  en general sin gluten,  es bueno para todos, celíacos y no.



jueves, 2 de febrero de 2012

AJO BLANCO




Prendo il testimone.
Prendo il testimone da Loredana e pubblico la mia zuppa come le altre (st)renne.
Giá perché per un mese ho avuto il piacere e l'onore di far parte di un gruppo di blogger falsamente cialtroni.
Sí perché loro sembrano leggeri e impalpabili sui Social Network e nei blog ma in realtá sono degli autentici, sapienti, profondi conoscitori del cibo, delle materie prime e delle tecniche..
Ecco li ho smascherati. 
Se li vedete passare di blog in blog a commentare facezie, non credeteci. Loro ne sanno una piú dell'Artusi.

Il tema scelto dalle (st)renne sono le zuppe, quelle vere, calde, corpose, dense, della tradizione. Mi sa che questo l'ho giá scritto qui................


Argomento sicuramente affascinante: la zuppa é una forma antica e sofisticata di elaborazione degli alimenti in cui si riconosce l'abilitá dell'essere umano di soddisfare il gusto e non solo l'appetito. 
Le zuppe,  in genere,  hanno peró un difetto se si é un estate: sono calde.
In genere.
Perché ci sono anche le zuppe fredde.
L'ormai arcinoto gazpacho, che si vende persino in barattolo (almeno in Spagna) é una zuppa fredda ricca, densa e piena di tradizione, ma i documenti la rimontano solo all'800: l'uso del pomodoro é relativamente recente.
La storia é confusa perché il gazpacho era un piatto contadino, della desolata e solare Andalusia e in quanto povero,  poco documentato.
Quello che invece risale per lo meno ai tempi della dominazione araba é l'ajoblanco: una semplice zuppa di mandorle, aglio, pane, olio, chiara d'uovo e acqua.
Poi con i secoli a questa zuppa base di pane, aceto, olio e acqua si sono aggiunti gli ingredienti che arrivavano dall'America ed é nato il gazpacho come lo conosciamo oggi.
Ma l'ajoblanco é rimasto, scivolando nel tempo fino a noi.
A  Malaga ogni familia, ogni cuoco ne fa uno.
La ricetta é sempre la stessa ma pare che non ci siano due ajoblancos iguali.
Questa é quella che ho usato io..chissá a voi come viene:

Ingredienti:

  • 100 gr di mandorle non tostate
  • 2 denti d'aglio
  • 150 gr di mollica di pane raffermo (io ho usato questo)
  • 100 ml  di olio d'oliva
  • 30 ml di aceto di vino (*)
  • 1 litro di acqua fredda
  • sale

Avete bisogno di
Un pentolino per le mandorle, una ciotola per il pane, un mortaio o un mixer.

Mettere la mollica del pane a bagno nell'acqua sino a che sia morbido.
Spellare le mandorle facendole bollire per un paio di minuti, poi si scolano, si lascianco raffreddare e prendendole dalla parte piú rotonda si schiacciano tra indice e pollice: scivolerrano via velocemente, anzi a volte schizzeranno via dalla buccia....
Una volta l'ajoblanco si faceva rigorosamente con il mortaio, si pestano le mandorle e l'aglio con un po' di sale, poi si aggiunge il pane sino a ottenere una pasta. Se avete un mixer frullate prima le mandorle con l'aglio, poi si si unisce il pane, il risultato deve essere lo stesso: una pasta. 
Poi poco a poco si versa l'olio, poi l'aceto e infine l'acqua fredda.
Correggere di sale e mettere in frigo.
Si mangia freddissima.

Domani andate dalla Mai a scoprire cose un'altra fantastica zuppa...


fonte:
http://www.historiacocina.com/historia/articulos/gazpacho.htm
- Rosa Tovar, Monique Fuller: 3000 años de cocina española, ed. espasa






Tomo el relevo de Loredana y público la sopa de como las otras (st)renne.
Ya porque desde hace un mes, he tenido el placer y el honor de ser parte de un grupo de bloggers falsamente "sinvergüenzas".

Sono renna per un mese!!!

Sí, porque ellos se mueven livianos y impalpables en las redes sociales yen los blogs pero en realidad, ellos son verdaderos conocedores de los alimentos, materias primas y técnicas ..
E voilá, los he desenmascarados. Si los ven moverse entre los blog para con comentantarios graciosos y con bromas, no les crean.
Ellos saben más que el Artusi.
Ellos son Menú Turistico, Assaggi di viaggio, Cardamomo &Co, Cuocicucidici, La apple pie di Mary Pie a las que se agregaron con honor y merito Il colore della Curcuma, Burro e Miele, La cucina di mamma Loredana, Greta's corner y la verdadera "charlatana", yo ..

El tema elegido por el (st)renne este mes es el de las sopas , las verdaderas, calientes, con cuerpo, densas, de la tradición. Creo que ya he escrito aquí ...
El tema es sin duda apasionante: la sopa es una antigua y sofisticada forma de procesamiento de alimentos donde se reconocen las capacidades del ser humano de satisfacer el gusto y no sólo el apetito.
Las sopas, en general, sin embargo, tienen un defecto, si es de verano: estan calientes...
En general.
Porque también hay sopas frías.
El ahora muy conocido gazpacho, que se vende hasta en lata (al menos en España) es una sopa fría rica, densa y llena de tradición, pero los registros se remontan al solo al 1800: el uso del tomate es relativamente reciente.
La historia es confusa debido a que el gazpacho es un plato campesino, l de la Andalucía desolado y soleado, un plato pobres, y por lo tanto poco documentado.
Lo que sí se remonta al menos a los tiempos de la dominación árabe es el ajoblanco: una sencilla sopa de almendras, ajo, pan, aceite, clara de huevo y agua.
Luego, a través de los siglos en esta sopa de pan, vinagre, aceite y agua se han añadido a los ingredientes que vinieron de América y el gazpacho se transformo en como lo conocemos hoy en día.
Pero el ajoblanco quedó, deslizándose hasta nosotros en el tiempo.
En Málaga, cada familia, cada cocinero lo hace.
La receta es siempre la misma, pero parece que hay dos ajoblancos iguales.
Esto es la receta que hice yo .. me pregunto cómo le va a salir a ustedes:

Ingredientes:
  • 100 gramos de almendras sin tostar
  • 2 dientes de ajo
  • 150 gramos de miga de pan duro (yo usé este)
  • 100 ml de aceite de oliva
  • 30 ml de vinagre (*)
  • 1 litro de agua fría
  • sal
Necesitan de: 
Una caserolita para las almendras, un bol para la miga, un mortero o una procesadora.

Poner la miga de pan en el baño de agua hasta que esté suave.
Pelar las almendras hirviendolas durante un par de minutos, luego se escurren, de dejan enfriar un poco y tomándolas por la parte mas redonda se aplasta entre el pulgar y el indice: se deslizaran rápidamente, a veces incluso se dispararan fuera de la piel.
Una vez el ajoblanco se hacia rigurosamente con el mortero, se aplastan las almendras y el ajo con un poco de sal, a continuación se añade el pan hasta formar una pasta.

Si tienen una procesadora se procesan juntas las almendras con el ajo, luego se une el pan, el resultado debe ser el mismo: una pasta.
A continuación, vierter lentamente el aceite, luego el vinagre, y finalmente el agua fría.

Corregir la sal y refrigerar
Se come frío.


Mañana visiten el blog de  Mai para descubrir otra sopa..




fonte:
http://www.historiacocina.com/historia/articulos/gazpacho.htm
- Rosa Tovar, Monique Fuller: 3000 años de cocina española, ed. espasa

lunes, 17 de octubre de 2011

Pollo al chilindron


versione italiana in basso

Pollo asado, hervido o.....al chilindrón ?
Al chilindrón o mejor en salsa chilindrón que es típica de la cocina del noreste de España, especialmente de Aragón y Navarra.
Se basa en pimientos (morrones) y tomates, y en la mejor tradición española, mucho ajo. En general se cocinan de esta manera las carnes blancas y tiernas como pollo, conejo, cordero.
Es un forma alternativa, sabrosa, y suficientemente rápida de cocinar un estofado, y acompañado con arroz es una comida completa.
En esta versión agregamos los hongos, para un toque otoñal,.....ya se que estamos en primavera pero, ya saben que con las estaciones ando medio confundida...

Ingredientes:
  • 1 pollo cortado en trozos no muy grandes
  • 2 pimientos rojos
  • 2 pimientos verdes
  • 1 cebolla
  • 3 dientes de ajo
  • 300 gramos de hongos/setas (portobello, champignon..)
  • 1 vaso de vino blanco
  • 500 ml de puré de tomate
  • una cucharada de pimentón dulce
  • aceite
  • Sal y pimienta
Lavar y eliminar las partes blancas y las semillas de los morrones, picar la cebolla.
Calentar una sartén con 5 cucharadas de aceite y dorar el pollo, reservar.
Rehogar los ajos y añadir los pimientos cortados en cuadraditos y cebolla picada.
Cuando todo esté bien dorado,añadir la salsa de tomate.
Poner los pedazos de pollo en la salsa, vierter el vino blanco y dejar evaporar el alcohol.
Si la salsa se ​​espesa mucho añadir un poco de agua, pero sin cubrir el pollo y continuar la cocción a fuego lento / medio durante 10 minutos.
Dar vuela a los pedacitos del pollo y cuando esté casi cocido añadir los hongos.
Sazonar con pimentón.
Suba el fuego y cocinar 5 minutos más.
Si gusta acompañar con arroz hervido.


POLLO AL CHILINDRON
Pollo: Arrosto, bollito o ..al chilindron ?



Al chilindron: che é una salsa e una forma di cottura tipica della spagna nord orientale, dell'Aragona, Navarra.
Si basa su peperoni e pomodori, e come nella migliore tradizione spagnola, molto aglio. Generalmente si cuociono in questo modo le carni bianche e tenere, pollo, coniglio,agnello.
E' uno stufato alternativo, gustoso e abbastanza veloce da preparare che accompagnato con del riso diventa un piatto unico.
Questa é una versione autunnale con l'aggiunta dei funghi...Vabbé io sono in primavera ma con le stagioni ho qualche problema....

La ricetta la trovate nel mio BLOG GLU-FRI DONNE SUL WEB. Vi aspetto lí, dove é veramente autunno..

lunes, 11 de julio de 2011

Tortilla de patatas y cebolla


versione italiana in basso

Cada país tiene su plato, el plato que lo identifica.
Para mí, España es paella, pero sobretodo es tortilla. 
Cuando vivía en Barcelona, ​​recuerdo que en a las 7 de la tarde se sentía el ruido del tenedor golpeando la porcelana de un plato que entraba por las ventanas y poco después llegaba el olor dela tortilla frito que sin duda tenía una función aperitiva: hacia venir hambre! 

Por supuesto, como todas las recetas clásicas ha atravesado mares y montañas y es muy conocida en todas partes, y también en este caso, cada familia tiene una receta especial o su forma especial de hacerla. La tortilla no es exactamente una frittata, hay ligeros cambios en la preparación: en la frittata casi siempre se  vierten los huevos en la sartén y se agregan los ingredientes o se echan los huevos sobre ingredientes cocinados en la sarten y en algunos casos se puede terminar la cocción en el horno sin darl vuelta a la frittata, en una tortilla los huevos se integran  con las patatas y las cebollas se han cocinado primera y forma una torta que se gira: o sea hay que dar vuelta a la tortilla....

Ingredientes
  • 6 huevos 
  • 2 papas grandes 
  • 1 cebolla (yo usé una cebolla roja) (facultativa)
  • 1 o 2 dientes de ajo 
  • Aceite de oliva para freír 

Pelar las patatas y cortarlas en rodajas finas, pelar la cebolla y cortar en pluma.
Limpiar los dientes de ajo. 
En una sarten, calentar el aceite y sofreir el ajo, una vez que el aceite esté caliente quitar el ajo  y verter las rodajas de patata poco a poco. Después de unos minutos añadir la cebolla y la sal. No importa si se rompen las patatas. Mientras tanto, poner los huevos en un bol y batir un poco, no mucho, sólo para mezclar las claras de huevo y las yemas. 

Cuando las papas y las cebolla empiecen a dorarse un poco aceite retirarlas y secarlas sobre papel e o simplemente en un colador. Verter la papa y la cebolla en el recipiente con los huevos, mezclar bien y sazonar con sal y pimienta. En la olla poner dos cucharadas de aceite de oliva para que la superficie está completamente cubierta y  versar la mezcla de huevo, patatas y cebollas. Mover la sarten un poco para asegurarse de que la tortilla no se pegue y despegar suavemente de los bordes con una espátula. Cuando los huevos se cuaja en la parte de abajo y se empiezan a ver las burbujas alrededor es hora de dar vuelta a la torilla con la ayuda de un plato o de una tapa. Cocinar otros 4-5 minutos. Si sequiere una tortilla mas cuajada, mas seca, se puede dar otra una o dos vueltas más hasta que se cocinen a su gusto. 

A comer !!





TORTILLA DI PATATE E CIPOLLA






Per me la Spagna é paella, ma soprattutto tortilla. Quando vivevo a Barcellona mi ricordo che verso le 7 di sera si sentiva entrare dalle finestre il rumore delle forchetta che batteva contro la porcellana del piatto e poco dopo arrivava il profumo della frittata che decisamente aveva una funzione aperitivo: apriva la fame ! Ovviamente come tutti i classici questa ricetta ha attraversato mari e monti ed è abbastanza conosciuta dappertutto, e anche in questo caso ogni famiglia ha una ricetta speciale. La tortilla non è precisamente una frittata, ci sono delle leggere modifiche nella preparazione: in una frittata si versano le uova nella padella e poi si aggiungono gli ingredienti e in qualche caso si può concludere la cottura nel forno senza girarla, nella tortilla le uova si integrano prima con le patate e le cipolle già cucinate e si forma così un tortino che va girato: dar vuelta a la tortilla, che nella vita vuol dire cambiare le situazione da sotto a sopra...

La ricetta la trovate nel mio BLOG GLU-FRI DONNE SUL WEB . Vi aspetto lí abbiamo fatto tante frittate...



lunes, 7 de marzo de 2011

Empanada gallega


versione in basso

Esta es la semana del 8 de marzo, Día Internacional de la Mujer.
Para dar sentido y valor a este día,  hemos decidido dedicar una receta a una amiga, en un momento de "hermandad"  entre mujeres. No es post feminismo, sino un recuperar  valores y derechos que son universales, como la dignidad, el respeto y la integridad física y moral, y que muchos se olvidan, considerando las ultimas cronicas de la politica italiana.
Dicho esto, quiero dedicar mi receta de mi amiga Silvia.
Conocí a Silvia en una fase de busqueda  de las tradiciones de las mujeres de mi familia que me llevó a la pasión por el bordado. He encontrado su tienda magica en Buenos Aires, donde nunca pensé encontrar este antiguo arte.
Y este lugar se ha convertido en mi refugio, lleno de tapices, hilos de colores, el té,  charlas,  y allí está Silvia.
Silvia, la amiga que se despierta a las 4 de la mañana para llevarte al aeropuerto, que cierra el negocio si alguno de nosotros amigos se enferma , que escucha nuestra quejas diarias  cuando ella está pasando por las pruebas más difíciles que la vida le ha asignado.  
Ella me dio esta receta que viene de sus orígenes gallegas. Galicia, mezcla de tierra y  mar y  cielo amenazante y misterioso,  tierra de inmigrantes, muchos, tantos que en Argentina gallego es sinónimo de  español. 
Silvia me dijo que los campesinos se llevaban  para trabajar en los campos  este pan relleno de atún, bonito o mejor, de caballa, con huevo,  verduras y era la comida de todo el día  para comer con las manos. 
Esta vez no usé el atún, la caballa, pero, con la esperanza de que nuestra codicia humana ahora no ponga en peligro también esta especie.

Ingredientes

Para la masa:
  • 500 g de harina sin gluten (o la combinación de los siguientes 240 gramos de almidón de maíz (*), 200 gramos de leche en polvo (*), 120 gramos de fécula de mandioca (o yuca) (*)) 
  • 2 huevos 
  • 80 g de mantequilla 
  • Sal
Para el relleno:
  • 300 g de cebolla 
  • 300 gramos de pimiento rojo y verde 
  • 1 tomate 
  • 1 cucharadita de azúcar 
  • 1 cucharadita de sal 
  • Aceite de oliva
  • 250 gramos de caballa en aceite 
  • 2 huevos duros 
  • Un puñado de aceitunas verdes 
  • 1 huevo para pincelar la empanada 
Preparar la masa:
Formar una corona con la harina sin gluten y el centro poner los huevos, la mantequilla derretida y la sal. Combine todos los ingredientes poco a poco para formar una masa elástica, si es necesario agregar un poco de agua.
Si utiliza la mezcla de harina que se describe arriba , mejor  añadir una cucharada de goma xantana a la mezcla o preparar una chuño, obtenido disolviendo 2 cucharadas de fécula de mandioca en 200 cc de agua  y  llevandolos a fuego medio, revolviendo hasta que forme un engrudo transparente. Cuando está tibio se vierte en el centro del círculo de harina y se amasa junto con los otros ingredientes.
Poner la masa en un bol, cubrir con un paño y dejar reposar media hora.

Preparar el relleno:
Lavar y limpiar las verduras, cortar y rehogar con aceite. Agregue el azúcar y la sal.
Cuando las verduras estén cocidas, vierta en la caballa drenado el aceite de conservación, los huevos duros cortados en cuartos y las aceitunas, mezclar bien y dejar enfriar.

Preparar la empanada
Dividir la masa en dos partes, una un poco más grande, y  extenderla fina con un palo de amasar sobre una superficie ligeramente enharinada.
Engrasar un molde para hornear (si se puede abrir, mejor) con un poco de aceite y cubrir con la pasta dejando los bordes altos.
Vierta el preparado con la caballa.
Extender la otra porción de masa y cubrir con la pasta de relleno. Pinche la parte superior con un tenedor y un cepillar con huevo batido.
Hornee a 200 grados 30 minutos, hasta que la superficie esté dorada.


EMPANADAS GALLEGAS


Questa é la settimana dell ‘8 marzo, festa della donna. Per ridare significato e valore a a questa giornata abbiamo pensato di dedicare una ricetta a un’amica, a un momento di “sorrelanza” e comunitá tra donne. E non é vetero feminismo, ma un riprenderci valori e diritti che sono universali, come la dignitá, il rispetto e l’integritá física e morale.
Detto questo, dedico la mia ricetta alla mia amica Silvia.
Ho conosciuto Silvia in una fase di ricerca delle origini e delle tradizioni delle donne della mia famiglia che mi ha portato alla passione per il ricamo. Ho trovato il suo negozio mágicamente a Buenos Aires, dove mai avrei pensato di trovare questa arte antica.
Ed é diventato il mio rifugio, pieno di arazzi, fili colorati, di té, di chiacchere e lí c’ é Silvia.
Silvia, l’amica che si sveglia alle 4 del mattino per portarti all’aeroporto, che chiude il negozio se qualcuna di noi amiche sta male, che ascolta le tue paturnie quando lei sta vivendo le prove durissime che la vita le affidato. Silvia, solare e saggia.
Lei mi ha passato questa ricetta che arriva dalle sue origini gallegas, della Galicia, terra aspra e cantábrica, mescola di mare e terra, cielo minaccioso e misterioso e terra di emigranti, tanti, cosí tanti che in Argentino gallego é sinónimo di spagnolo.
Silvia mi raccontava che i contadini si portavano a lavorare nei campi questo pane (empanada) ripieno con tonno, o meglio il bonito, o sgombro, uovo, verdure che era il pranzo di tutta la giornata e doveva essere mangiato con le mani.
Io non ho usato il tonno, ma lo sgombro, nella speranza che la nostra ingordigia umana adesso non metta a repentaglio anche questa specie.

La ricetta la trovate sul mio BLOG GLU-FRI DONNE SUL WEB

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails

ShareThis