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miércoles, 16 de mayo de 2012

I biscotti di Gamila e un libro per bene / Las galletas de Gamila y un libro de bien

Lei si chiamava Gamila. 
Arrivava a casa con un enorme borsa, il passo ondulante sulle gambe arcuate, i capelli giá brizzolati e raccolti a chignon sulla nuca. 
Aveva il naso aquilino, uno sguardo liquido, e un sorriso un po' sdentato che copriva con la mano. Ma era bella, come dice il suo nome.
Non sapevano la sua etá,  e lei neppure,  ed era come sospesa nel tempo, con una data di nascita  indecifrabile: forse aveva 30 anni, forse 60, forse 100.
Gamila arrivava sempre in ritardo,  con disappunto di mia madre e compassione mia e di mio padre che pensavamo quanto fosse difficile arrivare dalla perifieria di Alexandrie, con quei treni che esplodevano di gente, i cui orari di arrivo e partenza che erano nelle mani di Allah. 
La periferia in cui viveva senza un marito, con due figlie grandi, condizione non ideale in un paese a maggioranza mussulmana,  anche se a quei tempi vivevamo in una felice convivenza di credo, poiché, come diceva anche Gamila,  Allah é uno solo per tutti.
Prendeva le redini di quella enorme casa che stava in rue du Pharaons, giusto a ricordare,  se uno si fosse distratto,  che si era proprio in Egitto.
Gamila  la abbiamo avuta in ereditá con la casa, madame Fanny era stata chiara:  la casa é vostra ma con Gamila e cosí insieme a trumeau veneziani, un'enorme biblioteca di diritto internazionale dove uno dei volumi era stato svuotato e nascondeva una bottiglia con bicchierini, una sala da pranzo enorme con un camino e un coprifuoco che diceva "honi soit qui mal y pense",  abbiamo trovato lei che ci governava, cucinava e   a volte controllava.
Gamila era la guardiana dei tesori nascosti nella casa e nell'elenco includeva anche noi: mai e poi mai mi lasciava sola, soprattutto se in giro c´erano ragazzotti imberbi, piuttosto ritornava a casa sua all'alba.
Era analfabeta ma sparlucchiava in modo strano 3 lingue e soprattutto sapeva cucinare. 
Il suo vero territorio era una enorme cucina nel fondo della casa e lí sfoderava il suo sapere di cucina classica a base francese  che era sorprendente, lí entrava in competizione con mia madre anche perché non era molto abituata al fatto che la padrona di casa si rimboccasse le maniche e brandisse mestoli e pentole.
Alla fine del nostro soggiorno egiziano aveva incorporato anche delle buone basi di cucina italiana, se fosse vissuta in altro luogo e altro tempo forse avrebbe fatto la chef.
La specialitá di Gamila erano i dolci.
Per i nostri compleanni ci ha regalato le torte e per lei era un regalo di valore immenso e anche per noi. Il pan di Spagna e la farcitura dei quelle torte sono rimaste memorabili. Non ho piú mangiato un pan di spagna simile per leggereza ed equilibrio di dolcezza .
Nella sala da pranzo avevamo dei bellissimi barattoli di vetro ottocenteschi ed erano sempre pieni di biscotti, i biscotti piú buoni al mondo, frollini seri, da inzuppare o sgranocchiare. Erano e sono "i biscotti di Gamila" che non siamo mai piú riusciti a ricreare.
Ci ho provato tante volte e solo adesso, con le farine senza glutine mi sono avvicinata a quel sapore.
Li ho rifatti questa estate a Buenos Aires e sono durati esttamente un'ora: 40 biscotti, pensati soprattutto per i bambini, spazzolati da mamme e papá in meno di 60 minuti, timidezze e complimenti compresi.

La ricetta peró non é qui.
E' in un libro. Per l'esattezza un e.book e si intitola Ricette per bene edito da Edizioni di Karta la cui descrizione é la seguente:

Il libro delle foodblogger italiane per Genova colpita dalla alluvione

Un ebook di ricette, inedite. Un libro con foto, illustrazioni e storie. L’hanno voluto e fabbricato 40 foodblogger, con ricette, fotografie e tutto il lavoro editoriale di chi lo fa per passione, e qualcuno un po’ per professione.

I proventi netti saranno devoluti interamente a Diamo una mano, l’iniziativa del quotidiano di Genova Il Secolo XIX con il Banco di San Giorgio.
Il costo del e.book é di 5 Euro.

Vi ricordate dell'alluvione di Genova e di come si sono mobilizzate le foodblogger per salvare il sogno di Chiara e Claudia?
Da quella esperienza di condivisione, collaborazione e aiuto che ha dimostrato che la solidarietá non é una parola vuota. Dalla mobilitazione sono arrivati gli aiuti e il ristorante delle ragazzo é rinato.
Adesso la stessa energia positiva é stata racchiusa in un questo libro realizzato con il contributo di 40 tra foodblogger e fotografi ed é dedicata alla cittá di Genova, a quanto c´é ancora da fare per ritornare alla normalitá.

Per saperne di piú c´é un sito: Un libro per Officina di cucina
Pare acquistare il libro: Kartaedizioni.com

Un grazie speciale a chi a curato il libro: Maria Chiara&Fabrizio, Roberta Deiana, Agnese Gambini, Paolo Buatti, Ludovica Amat, Paola Miglio, Alessandra Gennaro, Annalena De Bortoli, Nina




lunes, 28 de junio de 2010

Cantucci para la fiesta de un repollito de Bruxelles

versione italiana in basso

Los que leen este blog lo saben..
Saben quien es el Repollito de Bruxelles (il cavoletto de bruxelles), hablamos de ella aquíaquí, y estuvimos cocinando con ella Milan.
La "Cavoletta" en cuestión ha escrito un libro que recopila recetas de su blog y otras cosas.
Bueno, el libro es simplemente maravilloso: las fotos son extraordinarias, las recetas mezclan historia personal con curiosidad hacia los sabores y los gustos mas diferentes. Es un viaje que desde Bélgica, pasa por varios países europeos, llega a Japón y vuelve a la hora del té.


Sería muy bueno que se pudiera traducir al castellano.....(@Sigrid:  te juro que no voy a borrar lo que es con gluten, quizás se pueda hacer una doble traducción: al castellano y también al gluten free...eh ehe..).
Sigrid decidió festejar su libro pidiendo a sus lectores una interpretación  las recetas que están en el mismo y yo encantada, participo a su fiesta con una versión muy original de un tipo de "biscotti" tradicionales toscanos: i cantucci. 


Los cantucci tienen origen en Prato cerca de Florencia y son galletitas crocantes con almendras que se comen con un vino dulce, el  "vin santo".
En la versión de Sigrid tienen te´y pistachos, y yo los transforme' en gluten free.


Ingredientes:
  • 3 cucharadas de te´ con  jazmín*
  • 2 huevos
  • 3 yemas
  • 125 gr de azucar
  • 125 gr de azucar de caña
  • 160 de maizena (almidon de maiz)
  • 240 de harina de arroz
  • 1 pizca de sal
  • 2 cucharadas de polvo de hornear *
  • 100 de pistachos
  • 1 huevo para pincelar
* apto para celiacos

Triturar en un mortero el te'.
Batir los los huevos y las yemas con los azucares.
Mezclar la harina de arroz, la maizena, la sal, el polvo de hornear y el te'.
Incorporar a los huevos. Agregar los pistachos.
Obtendrán una masa bastante pegajosa pero que se puede trabajar con las manos, si resulta demasiado blanda agreguen harina de arroz. Si la hacen descansar un rato antes de trabajarla, mejor.
Sobre una fuente amplia cubierta con silpat o papel manteca enmantecado formar cuatro rollitos de 3 cm de ancho y 2 de espesor . Distancienlos bien porqué durante la cocción se van a desparramar. 
Pincelar la superficie con 1 huevo batido y poner en un horno precalentado a 180 grados por 20 minutos aproximadamente. Sacar la fuente del horno y cortar diagonalmente los rollos. Poner de nuevo a cocinar hasta que estén dorados...y obtendrano estos riquisimos cantucci.
A comer con un buen Malamado


I CANTUCCI PER LA FESTA DEL CAVOLETTO DI BRUXELLES

(nb...la traduzione e' letterale...per cui tante cose per gli italiani saranno un po' ridondanti...)

Quelli che seguono il blog lo sanno...
Sanno chi e' il Cavoletto di Bruxelles  abbiamo parlato di lei quí, quí,  e abbiamo cucinato con lei a Milano.
La "Cavoletta" in questione ha scritto un libro che raccoglie le ricette del suo blog e altre cose. 
Bene, il libro e' semplicemente meraviglioso: le foto sono straordinarie, le ricette mescolano la storia personale con la curiosita' verso i sapori e i gusti piu' diversi. E' un viaggio che dal Belgio passa attraverso vari paesi europei, arriva in Giappone e torna per l'ora del te´.
Sarebbe bello se si potesse tradurre in spagnolo...(@Sigrid: ti giuro che non cancellerei le ricette con il glutine, magari facciamo una doppia traduzione in spagnolo e in celiachese...eh eh).


Sigrid ha deciso di festeggiare il suo libro chiedendo ai suoi lettori di interpretare una ricetta e io sono felice di partecipare a questa festa con una versione molto originale di un tipo di biscotto tradizionale toscano: i cantucci.  
I cantucci sono originari di Prato, vicino a Firenze e sono biscotti croccanti con le mandorle che si mangiano con un vino dolce: il vin santo.
Nella versione di Sigrid hanno te' e pistacchi e li  ho trasformati in gluten free. 



Ingredienti:
  • 3 cucchiai di  te´ al gelsomino*
  • 2 uova
  • 3 tuorli
  • 125 gr de zucchero
  • 125 gr de zucchero di canna
  • 160 de maizena (amido di mais)
  • 240 de farina di riso
  • 1 pizzico di sale
  • 2 cucchiai di lievito per dolci *
  • 100 de pistacchi (di bronte...ma quelli che ho usato non so da dove venivano...)
  • 1 uovo per spennellare 
* gluten free

Triturare in un mortaio il te'.
Battere le uova con tuorli e gli  zuccheri.
Mescolare la farina di riso, la maizena, il sale, il lievito e il te'.
Incorporare alle uova. Aggiungere i pistacchi. 
Si otterrá un impasto abbastanza appiccicoso ma che si riesce a lavorare con le mani, se risulta troppo molle aggiungere un po' di farina di riso. Se si fa riposare un po' e' meglio.
In una teglia  foderata con silpat o carta forno formare 4 rotolini di 3 cm di larghezza e 2 di spessore. Distanziarli bene perche' in cottura tendono ad allargarsi.
Spennalare la superficie con 1 uovo battuto e cuocere in un forno caldo a 180 gradi per circa 20 minuti. Togliere la teglia dal forno e fare dei tagli in diagonali nei rotolini  Rimettere in forno fino a che siano dorati.
Gustare con un buon Malamado...






Festa











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